mercoledì 20 gennaio 2010

Le primule vanno pazze per il glam rock


L'altro giorno avevo messo a scongelare una bella orata e, dopo aver risolto così il dilemma tra carne e pesce che la cena conteneva in sè, stavo facendo una passeggiata quando dal fioraio vedo una primula molto carina, con fiori di un bel rosa molto sexy. “Ciao, bello” mi fa strizzando l'occhio. Mi sono guardato in giro, e sì: ce l'aveva proprio con me. Non ci ho pensato due volte: ho tirato fuori il portafoglio, pagato il riscatto al fioraio e, tra le tante, l'ho scelta. Sapete come vanno queste cose: molto spesso ci crediamo cacciatori e invece siamo solo prede. La famosa guerra tra i sessi, per dirla alla Maria De Filippi.

Appena arrivato a casa, nella cassetta delle lettere trovo un cd con su scritto “ascuta”. Che, detto così, potrebbe sembrare, ed è, il nome di un terribile ragno australiano. Solo che siccome il cd l'avevano spedito quelli dell'Arcobaleno e, considerato che da quelle parti – come purtroppo sanno sulla loro pelle gli sfortunati lettori di questo giornale - l'italiano, al pari del mistero delle piramidi, è ancora enigma da svelare, “ascuta” significa “ascolta”. In catanese, fra l'altro, il che è tutto dire.

Quando ho messo il disco sul lettore è partita una voce molto sensuale, che non si capiva se fosse di uomo o donna, ma dall'inconfondibile accento pugliese: “Ciao, sono io. Il prossimo numero sarà sui generi sessuali. Non farmi aspettare troppo, tesoro: tira fuori il tuo articolo, non vedo l'ora di averlo tra le mani. Avviso per gli ascoltatori: tra trenta secondi questo cd si autodistruggerà”.
- Ma per favore, sembra l'inizio di Missione Impossibile! - ha sbuffato la micia.
- Era un modo come un altro per iniziare. Scrittura creativa, ti dice qualcosa? Comunque, quelli dell'Arcobaleno ancora non hanno capito che io sono uno scrittore di un certo livello e non posso perdere tempo con le loro stupidate – ho risposto cercando di darmi un tono.
- Mi sa che quegli squinternati dei tuoi amici si sono messi in testa di fare un numero a luci rosse. Come se non bastassero le cronache politiche e di costume di questi ultimi mesi.
- Comunque, secondo me, considerato gli scarsi riferimenti culturali che animano buona parte della redazione, questa scelta editoriale potrebbe invece avere a che fare con la recente dichiarazione di Lady Gaga: “Sono bisessuale”. L'opinione pubblica mondiale ne è rimasta sinceramente sconvolta – ho concluso con voce di circostanza.
- A me, invece, non ha fatto ne' caldo ne' freddo – si è intromessa la primula.
Non bastava la gatta con i suoi sproloqui, adesso ci mancava solo la piantina parlante.

- Ora basta! Questa casa sembra un talk show! Tutti che parlano! Bestie, vegetali, sedie vuote! Neanche da Bruno Vespa! Un po' di silenzio, per favore: debbo scrivere un saggio sull'uso della punteggiatura nel Settecento inglese.
- Le tue sono solo esclamazioni speciste, bello - ha ribattuto la pianta.
- Speci-che? - Ho fatto io sempre più alterato.
- Lascia perdere, che poi ti viene il mal di testa. – ha detto la micia - Piuttosto tira fuori, ehm, l'articolo che se no quelli là iniziano con le telefonate mute alle tre di notte.
Vero. Bisognava sbrigarsi, se si voleva stare tranquilli: quelli dell'Arcobaleno non mollano tanto facilmente. Così mi sono diretto al reparto dischi, pronto per la Missione Impossibile di questo mese. I dischi di glam erano lì in fila che ancheggiavano sui loro tacchi alti, il fard sulle guance, gli occhi pieni di rimmel. Sotto, suoni potenti e maschie chitarre hard rock.

- Si, va be', se per un articolo sui generi sessuali tiri subito fuori il glam rock, partiamo bene – ha storto il muso la micia. - Arrivati a questo punto ti manca solo che citi Ziggy Stardust, i Ragni di Marte, le New York Dolls e le Sorelle Bandiera.
Giusto: da Esquerita a Little Richard, dal rimmel di Bobby Solo al vocione di Amanda Lear, dalle zeppe degli Sweet alle tutine dei Cugini di Campagna, nel rock c'era una sfilza di nomi che bastavano a riempire un girone dell'inferno, un campo di concentramento o un ospedale psichiatrico. Dipende da chi comanda, chiaro. Solo che certe rockstar con l'ambiguità ci marciavano. Anzi: ci mangiavano.

- Bravo – ha fatto la primula – Hai proprio ragione, bello.
- Grazie – ho risposto arrossendo un po': i giochi di parole scemi mi vengono sempre bene. - Ma com'è che una pianta carina come te s' interessa di glam?
- Che c'è di strano? – si è intromessa la micia lasciando perdere per un po' l'involucro con il quale armeggiava e che, a dire la verità, sembrava che puzzasse di pesce – Non lo sai come funzionano le cose con le primule?
- Scusa, che c'entrano le piantine con Ziggy Stardust?
- Ti sei mai chiesto perché a loro piace un sacco il glam?

Ora, arrivati a questo punto, io potevo tirare in ballo la tradizionale, strabollita tiritera su, a scelta: 1.l'identità sessuale dei giovani alla fine del secondo millennio; 2. la teoria dei generi; 3. l'ermafroditismo dal mito greco alla psicologia analitica junghiana; 4. la scuola fenomenologica tedesca: Husserl e la sua nozione di “epochè”. Ero disposto a tutto, pur di farla finita con quest'articolo. Invece me ne sono uscito con i soliti luoghi comuni che infestano la cosiddetta stampa specializzata:
- Lustrini, scarpe sgargianti, eye-liner e cappotti di pelliccia? L’immagine carismatica che sovrasta il genere musicale e si guarda allo specchio per controllare se ogni capello è al suo posto? La lezione del passato che rivive attraverso la trasgressione patinata?
A salvarmi in calcio d'angolo è arrivata la primula.

- A me veramente piacciono i Tokio Hotel – hanno detto i pistilli della pianta, mentre si sistemavano il rossetto.
- Chi, quelli che hanno il cantante che sembra un manga? - ho subito preso la palla al balzo, cercando di sviare la conversazione.
- Bello, guarda che i Tokio fanno musica tosta e Bill, il cantante, scrive testi che parlano della sua infanzia infelice. Come questo: “Molti vedono quello che che sembri, pochi capiscono ciò che sei” - hanno concluso i pistilli con tono appassionato.
- Veramente questa è una frase di Machiavelli – è intervenuta la micia, pulendosi i baffi.
- Machiavelli chi, quello che scriveva i testi per Prince? - ho fatto io.
Nella stanza è sceso un silenzio gelido: era chiaro che ne avevo sparato un'altra delle mie. Colpa sicuramente del penoso stato in cui versa la pubblica istruzione, ho pensato per rincuorarmi.

- Io, invece, preferisco Shakira e le sue gambe – sono intervenuti gli stami con una voce profonda, accarezzandosi la barba di due giorni.
- Aspetta, cos'è questa storia della doppia voce? Non ne bastava già una? - ho detto alla primula – Non è che per caso sei posseduta da qualche anticrittogamico di seconda generazione?
- No, bello: io ho due sessi. Sono maschio e femmina contemporaneamente – ha risposto la piantina ammiccando – Stami e pistilli, pisellino e fiorellino...ti ricordano qualcosa?
- Un disturbo di genere? Conosco un esorcista molto bravo, ti posso dare il suo numero di telefono. - Quando le situazioni si complicano, di solito faccio il possibile per complicarle ancora di più.
- Niente di tutto questo– mi ha interrotto la gatta. - Nelle piante a volte i generi si confondono, si sovrappongono, si mischiano, convivono. Come nel rock, o in altre forme d'arte.

- Vuoi dire che il jazz rock è una musica da ermafroditi?
- Da sfigati, più che altro – ha risposto lei, con il tono di chi odia il Miles Davis degli anni ottanta. – Troppo rock per essere jazz e troppo jazz per essere rock. Ne' carne ne' pesce.
- Questione di gusti – ho tagliato corto, volendo evitare l'ennesima noiosa discussione sul transex jazz. - A proposito, perché non ci mangiamo l'orata che a forza di parlare di disturbi di genere mi è venuta fame?
- Mi sa che te la puoi scordare, bello. La tua gatta, quella che “o jazz o rock, o carne o pesce”, se l'è pappata tutta, mentre noi parlavamo.
- E' vero? - ho chiesto arrabbiato.
- Volevo solo accertarmi se fosse vero che anche le orate passano dal sesso maschile a quello femminile e nonostante tutto rimangono sempre buone. Non c'è bisogno che alzi la voce – ha risposto offesa la gatta – Se proprio hai fame ti puoi sempre fare un piatto di spaghetti con le telline.
- Guarda che anche loro sono bisessuali, bella - l'ha interrotta la primula. – Quasi come il tuo jazz rock.

- Vuoi dire che se mi mangio un piatto di tagliolini ai frutti di mare posso diventare come Bill dei Tokio Hotel? - ho chiesto allarmato.
- Sempre meglio di Platinette – hanno replicato acidi i pistilli, guardandomi storto.
- Sarà, ma io continuo a preferire Shakira – hanno tagliato corto gli stami, dandosi una robusta grattata alle parti basse.

(pubblicato su "l'Arcobaleno" n.5 anno III - genn. febbraio 2010. Numero monografico sui generi sessuali)

giovedì 14 gennaio 2010

a/5


Il giornalismo musicale
è fatto da gente che non sa scrivere,
che intervista gente che non sa parlare,
per gente che non sa leggere


(adesivo sui baffi di Frank Zappa, forse)

venerdì 4 dicembre 2009

GUIDA AI NOSTRI SANTI / Rolling Stones



Sono grosso modo umanoidi, a parte il basso supplementare e i nasi d’argento.
Quando appaiono negli stadi, una telecamera inquadra in Tre-D i loro lifting più riusciti e loro con un solo gesto della mano salutano tre miliardi di persone. Poi iniziano a cantare: e ripetono per l’ennesima volta di essere insoddisfatti. Tutti ci credono.

sabato 28 novembre 2009

Come sono buoni i bianchi ( e come sono brave le rockstar)


L’altro giorno, siccome a forza di vedere Bruno Vespa in televisione mi era venuta una fame nervosa che non vi dico, e considerato che a casa non c’era niente da mangiare, sono sceso giù per comprare qualcosa. Solo che per strada, appena ho visto il primo negozio di dischi, mi ci sono infilato senza neanche pensarci. Prima il vizio poi i bisogni, mi sono detto.
Mi ero quindi messo a rovistare tra gli scaffali, quando ho beccato un lp con in copertina un bambino nero denutrito che guardava con due occhi da vergognarsi. Era il Concert for Bangladesh del 1973, la Grande Madre di tutti i concerti umanitari.
Ora, dovete sapere che questa storia dei concerti di beneficenza, e di come siano brave le rockstar, e di come l’industria sia sensibile ai problemi della povera gente mi ha subito colpito. Così ho chiesto al commesso se c’era qualche altra cosa del genere, che volevo dargli un’occhiata. Il tipo deve aver capito subito con chi aveva a che fare: gli sono brillati gli occhi, si è infilato diritto nel lercio retrobottega e dopo qualche minuto n’è uscito con un pacco di vinili che puzzavano di muffa.
- Questi come le sembrano? – mi ha chiesto con un sorriso che sembrava la volpe di Pinocchio, scansando le ragnatele e le cacche dei topi sulle copertine.


C’era tutto: Live Aid, Live8, Live Earth, USA for Africa, Pavarotti & Friends e anche il concerto per il terremoto in Abruzzo. Non ci ho visto più: in preda alla commozione ho acquistato l’intero scatolone di dischi e sono andato diritto a casa per ascoltarmeli in segno di solidarietà, orgoglioso di me e della mia bontà. Ho pensato anche a come siamo buoni noi bianchi, con i nostri concerti rock di beneficenza; tutti uniti contro la povertà, gli uragani, l’aids. Tutti: Laura Pausini compresa.
Quando però sono arrivato a casa senza niente da mangiare, la fame mi è subito ritornata. L’unica cosa commestibile era una specie di 4 Salti in Padella ormai mummificata che risaliva al neolitico superiore: con un po’ di coraggio si poteva tirarla fuori dal freezer, scongelarla, mangiarsela e sperare di sopravvivere. Una storia tipo roulette russa, per capirci, che se uno volesse cedere all’insano vizio della scrittura, potrebbe iniziare così:


Presi la Cosa, la infornai e, appena il termostato toccò i 180°, l’oggetto iniziò a muoversi lentamente, mormorando come se volesse dire qualcosa. Stava cambiando colore e sembrava che trasudasse mozzarella alla diossina quando, dopo aver acceso il grill per una migliore tostatura, il Mostro iniziò lentamente a parlare …


- Basta con queste scemenze - ha detto la gatta interrompendo bruscamente questo mio slancio letterario- pensa invece a preparare quell’articolo su cibo e musica, che se no a quelli dell’Arcobaleno non ce li leviamo di torno. Oggi ho già ricevute quattro telefonate anonime in pugliese.
- Erano allucinazioni letterarie dovute alla fame. Un fatto romantico: cose che tu non puoi capire – ho detto alla micia, assumendo la posa da scrittore tormentato.
Comunque, era vero: dovevo buttare giù qualcosa su musica e cibo ma, onestamente, a parte le verdure marce che gli spettatori inferociti buttano solitamente sul palco, c’era veramente poco da scrivere.
- Qualcosa sulla musica come nutrimento dell’anima, non potrebbe andare bene? Tanto quelli del giornale si bevono tutto – ha detto la gatta.
- Questa storia l’avrò letta minimo duecento volte, e in tutte le salse. Caso mai l’avessi dimenticato, ti ricordo che io sono un autore di un certo livello.
- Lasciamo perdere - ha fatto lei - mi sa che oggi non è giornata. Sto telefonando per ordinare due pizze. Tu come la vuoi?


La situazione è precipitata quando, nell’attesa che arrivassero le pizze, ho messo sullo stereo il primo dei dischi acquistati. Prima una graziosa nuvoletta azzurrina a forma d’aureola, poi un rumore che sembrava che stessero ammazzando un maiale da 800 chili, e alla fine le casse sono esplose, spargendo un terribile tanfo d’uova marce.
- Ma che è? Cos’era?– ha detto la gatta, gonfiando la coda tipo mongolfiera.
- Come, – ho risposto con una voce commossa - era il Live8 del 2005, quello contro la povertà!
La gatta mi ha guardato con compassione, io non ho capito il perché. Stavo per chiedere una spiegazione, quando suonano al citofono:
- Pizza! - fa una voce con uno strano accento.
- Grazie, sesto piano. L’ascensore è rotto -. Dall’altra parte della cornetta mi è parso di sentire una bestemmia. Forse, in africano.

Dopo aver scalato i sei piani il ragazzo della pizzeria, un eritreo che conoscevo di vista, si è accasciato sul tappetino dell’ingresso e mi ha smollato le pizze chiedendomi, allo stesso tempo, un bicchiere d’acqua e una sedia per riposarsi.
- Solo un minuto – ha detto, madido di sudore- sei piani, un minuto di poltrona, prego.
Sono andato a prendergli un bicchiere d’acqua e, al ritorno, il tipo si era messo comodo sulla poltrona e stava guardando con interesse la copertina del disco del Live8.
- Io mi ricordo del Live8, nel 2005. Eravamo appena sbarcati a Lampedusa dopo tre giorni di mare. In duecentocinquanta su una barca lunga dieci metri e larga cinque- ha detto l’ eritreo sorridendomi - Guarda, ti faccio leggere una cosa.

Il ragazzo ha preso il portafoglio e ha tirato fuori un ritaglio di giornale.
- Quelli della Croce Rossa ci avevano involtato il pesce, al centro di prima accoglienza. L’ho trovato là. Tieni - ha detto il ragazzo prima di andarsene. La gatta si è avvicinata curiosa, mi ha preso il ritaglio dalle mani e ha iniziato a leggere:

Sabato 2 luglio 2005: in concomitanza con il G8 il pianeta assiste al Live8, “il più grande concerto del mondo”. Miliardi di spettatori, quasi 150 rockstars coinvolte, nove concerti in contemporanea sparsi per il pianeta. Pink Floyd, Deep Purple, Roxy Music, Paul Mac Cartney, Brian Wilson...

- Certo, di terra ne hanno dovuta scavare, metri e metri di putridi cimiteri, per disseppellire un cast del genere- ha commentato acida la micia. Poi ha continuato:

Consegnare la povertà alla storia: “Make poverty history” è lo slogan del megaconcerto umanitario. Sensibili alle richieste degli organizzatori, in apertura di G8 i portavoce governativi hanno dichiarato che da parte degli otto grandi c’è l’ intenzione di ridurre il debito multilaterale di alcuni (soltanto diciotto) paesi poveri del cento per cento, per un totale di 50 mld. di dollari.
- Bravi – ha fatto la micia. - Solo che hanno dimenticato di dire che il debito totale dei paesi poveri è superiore ai 1000 miliardi di dollari, 300 solo quelli dell’Africa. Tanto per dire, l’anno prima di questa buffonata, nel 2004, l’America aveva allegramente sborsato 455 miliardi di dollari per armamenti e guerre. Altro che lotta alla fame nel mondo.

- E tu come fai a sapere queste cose? – ho chiesto alla gatta.
- La conoscenza è forza, l’ignoranza è schiavitù – ha detto lei, per tutta risposta. – Hai presente Socrate?
- Socrate chi? Il gruppo rock greco?
- Quelli si chiamavano Socrates Drank The Conium e suonavano progressive blues negli anni settanta. Invece di perdere tempo con Bruno Vespa, che ti fa anche venire la fame nervosa, prova a leggere qualche libro: nutre e non fa ingrassare.
- Ora che c’entra Bruno Vespa, il più grande giornalista italiano vivente?
- Poi te lo spiego. Un’altra cosa: debito multilaterale, per l’Africa, significa solo il 30 per cento del totale, ed è quello dovuto agli organismi finanziari internazionali: Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Fondo di Sviluppo per l’Africa. L’altro, il restante settanta per cento, si chiama debito unilaterale: riguarda direttamente gli Stati e quello non si tocca neanche a bastonate, neppure se dovesse resuscitare Elvis Presley in persona, sciarpe e lustrini compresi – ha continuato la gatta.
- E ora che c’entra anche la buonanima di Elvis?
- Lascia stare. Tu lo sai che per ogni dollaro che i paesi occidentali danno in aiuto a quelli poveri, nove devono essere restituiti per pagare i debiti? Calci in culo ci vorrebbero, altro che canzoncine cantate da rockstars – ha concluso la mia gatta, che è una micia che parla sempre con proprietà di linguaggio.

Ora, sarà stato per la fame, sarà perché la pizza era ormai fredda ma, all’improvviso, chissà perché, mi è venuta in mente una canzone. Quella di John Lennon dove c’è quel verso che fa: “E’ facile vivere con gli occhi chiusi, senza capire nulla di ciò che vedi...”. Avete presente?

(pubblicato su "l'Arcobaleno" n.3 anno III - nov. dicembre 2009. Numero monografico sul cibo)

mercoledì 25 novembre 2009

Karlheinz, l'uomo che cadde sulla terra


Nella stella da dove veniva Karlheinz Stockhausen, i giornali non sono mai in ritardo. Ad esempio, quando sulla Terra muore qualche personaggio importante, i quotidiani pubblicano una cosa che si chiama necrologio. Su Sirio è invece tutta un’altra storia: là i giornali fanno a gara per pubblicare, il giorno stesso della nascita di qualcuno di questi personaggi, l’articolo di benvenuto al mondo. Nelle redazioni Siriane i giornalisti, gente con pelo verde sullo stomaco e tante squame sulla faccia, chiamano queste composizioni genologi. Galassia che vai usanza che trovi, come dicono i tamarri di Alpha Centauri.

La vita degli abitanti di Sirio è caratterizzata dalla loro smodata passione per la matematica, che li ha portati ad avere un particolare rapporto col tempo, lo spazio e, di conseguenza, con la musica. Su Sirio il rock è da tempo tramontato e i giovani alieni adorano la musica tibetana; la detenzione, lo spaccio e il consumo di sostanze televisive è ormai un triste ricordo del passato, rasentando percentuali vicine allo zero siderale; i libri, poi, si possono trovare solo presso gli spacciatori extra-mondo. Altissimo, di conseguenza, il numero di giovani bibliodipendenti.
Grazie anche al fatto che i giornali pubblicano la notizia prima che il fatto accada, sull’intera stella sono state abolite da tempo elezioni, parlamenti e governi, preferendo i liberi cittadini dello spazio prevenire, piuttosto che patire. Tutte queste meraviglie sono frutti della loro scienza dei numeri straordinariamente progredita, di contrazioni spazio-temporali del tutto inusuali, dei loro tramonti così fosforescenti. Altri mondi, altri quartieri, altre solitudini; la necessità di crearsi scorciatoie, cantava un Poeta sulla Terra.

Di tutte queste coincidenze, gli abitanti di Sirio ne sanno approfittare con rivoltosa eleganza e ardimentosa gioia. Da quelle parti i musicisti sono, tra tutti, quelli che se la spassano di più, avendo maggiori possibilità rispetto ai loro colleghi dell’ extra-mondo. Da un lato la passione tipica della civiltà di Sirio per la matematica, la linguistica computazionale, i fenomeni statistici in astratto e i viaggi interplanetari; dall’altro l’attenzione per i risultati e non per il modo con il quale si ottengono. Tanto per dirne una, quasi tutti gli appassionati di musica su Sirio considerano il suono stesso come composizione finita: Stockhausen era tra questi.

Per motivi del tutto sconosciuti, il piccolo Karlheinz cade sulla terra nella prima metà del XX secolo e negli anni ’50 è già l’ enfant prodige della musica elettronica. Studio I, quello che viene considerato il primo pezzo di musica elettronica mai scritto, è una sua composizione del 1953: sei intervalli naturali descritti da rapporti di numeri interi, suoni isolati, sequenze formate partendo da onde sinusoidali. Ad un matematico potrebbero venire in mente le analisi di Fourier e Helmholtz dei suoni come combinazioni di note pure. Non contento, pochi anni dopo il nostro tira fuori una cosina come Canto della gioventù: è il 1956, un periodo in cui bastava solo un piccolo passo in più per avere l’idea di comporre un singolo suono. Quel passo, grazie ai razzi propulsori che si era portato appresso dalla sua galassia, Stockausen lo farà prima di tutti gli altri.

Riportano le guide didattiche galattiche che i metodi di studio, su Sirio, sono particolarmente rigorosi: per diplomarsi in composizione si debbono studiare approfonditamene le differenze tra i suoni; per esempio tra un suono di pianoforte, quello del vento e della vocale A. Karlheinz, anche sul nuovo pianeta, non aveva smesso di studiare sui programmi scolastici della sua stella d’origine: quale fosse l’effetto acustico più semplice che si potesse ottenere, rumore bianco, rumori colorati, variazioni della velocità del suono. Tutti i suoi lavori partiranno da questi studi.

Sulla Terra, le nuove generazioni della seconda metà del XX secolo lo conobbero grazie all’epocale copertina di un dischettino niente male: Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles. Sul pianeta sono gli anni sessanta, quando Stockausen è ritratto nel disco in questione. A fargli compagnia, altri alieni come Aleister Crowley, Albert Einstein, Buster Keaton. Niente male, per un musicista girovago dello spazio che chiamava i suoi brani con titoli come Musica aleatoria, Musica statistica, Musica variabile, Musica spaziale; o che scriveva composizioni basandosi sulla successione di Fibonacci: 1, 2, 3, 5, 8, 13, …. Su Sirio ci sballano, per la matematica.

In quanto proveniente da un’altra galassia, Stockhausen aveva preferenze del tutto particolari: tra i pittori terrestri preferiva Paul Klee, un suonatore ambulante imbrattatele; e tra gli scrittori tale Novalis, sedicente poeta ammalato di romanticherie. Tra gli organi di senso umani, pare che il maestro agli occhi prediligesse le orecchie. Lui affermava che gli occhi, su Sirio, sono considerati estremamente limitati; vedono solamente la superficie del mondo e dell’esistenza, la quale non è altro che illusione. Le orecchie, invece, possono entrare in un mondo molto più complicato e molto più ricco: la musica può creare relazioni fra le più fini vibrazioni dell'uomo, e anche trasmetterle.

Poi, tra una composizione e l’altra, Stockausen raccontava che dalle sue parti, quando si guarda il cielo all’imbrunire, e tra le costellazioni infinite appaiono le bellissime sedici lune maculate di Sirio, gli anziani dicono che la musica delle sfere non esiste. Su questa stella gli uomini non dimenticano mai la propria natura corporea, ricordando allo stesso tempo di essere degli spiriti. Macchina e pilota contemporaneamente, come dicono i Siriani quando vogliono farsi capire dai rozzi di Alpha Centauri.

Ora, pare che ai primi del dicembre 2007 Karlheinz Stockhausen abbia abbandonato la sua macchina, ormai vecchia e malandata, da qualche parte sul pianeta Terra. Dopo il distacco, il pilota è felicemente ritornato su Sirio, dove attualmente sta benissimo ed ha ripreso a lavorare. I giornali locali dicono che il maestro ha già inciso con una nuova band di Beetle-core matematico, un genere terrestre molto urlato e pieno di tanti yè-yè. In copertina del disco ci sono quattro scarafaggi con baffi, capelli a caschetto e la pelle schifosamente bianca, senza peli verdi e priva di squame. Grazie a questo sorprendente look, tutti gli esperti di marketing interstellare concordano nel dire che l’oggetto venderà sicuramente un casino. Anche tra i truzzi di Alpha Centauri.

lunedì 23 novembre 2009

a/4


Il rock all'ospizio, i fans al manicomio.

(adesivo su un cd, forse)

venerdì 13 novembre 2009

Trattato di distruzione dei dischi


Tecniche di smaltimento e proposte di riutilizzo - V

Ridotto a dimensioni microscopiche con un cerimoniale di negromanzia, il cd è stato iniettato in vena all’Assessore Provinciale alla Cultura. Il soggetto, a distanza di appena 20 minuti dall’entrata in circolo del disco, ha dato in escandescenze appiccando il fuoco alla sua intera biblioteca, consistente in un’unica copia de “I racconti di Mamma Oca” di Perrault.
L’uomo, - gettando nello sconforto i familiari- ha quindi incominciato ad esibirsi in lunghe e imbarazzanti citazioni dalle Enneadi di Plotino. Del fatto è stato prontamente avvisato il Presidente della Provincia che, constatato di persona quanto stava succedendo all’Assessore, ne ha immediatamente disposto il decadimento dall’incarico per incompatibilità, assumendone la funzione ad interim.
Il Sindaco ha successivamente firmato un T.S.O. per il poveruomo costringendone la moglie, senza più reddito, prebende e pizzi, ad un’esperienza no-limits: impiegarsi come cassiera in un supermercato di quartiere. In seguito, il triste episodio ha costretto il Consiglio Provinciale a rivedere la programmazione estiva degli spettacoli, eliminando, per non rinnovare il dolore dei familiari, qualsiasi riferimento alla parola “cultura”.
L’operazione non ha richiesto troppo tempo, né eccessivo dispendio d’energie intellettuali da parte dei componenti della Giunta. Gli stessi, alla fine di quest’operazione di ripulitura, si sono sentiti come alleggeriti da un peso, e hanno finalmente rimesso nel cassetto la pistola tirata fuori appena lo sfortunato Assessore aveva iniziato a citare, rigorosamente in latino, il libro V delle Enneadi.