Mi ero quindi messo a rovistare tra gli scaffali, quando ho beccato un lp con in copertina un bambino nero denutrito che guardava con due occhi da vergognarsi. Era il Concert for Bangladesh del 1973, la Grande Madre di tutti i concerti umanitari.
Ora, dovete sapere che questa storia dei concerti di beneficenza, e di come siano brave le rockstar, e di come l’industria sia sensibile ai problemi della povera gente mi ha subito colpito. Così ho chiesto al commesso se c’era qualche altra cosa del genere, che volevo dargli un’occhiata. Il tipo deve aver capito subito con chi aveva a che fare: gli sono brillati gli occhi, si è infilato diritto nel lercio retrobottega e dopo qualche minuto n’è uscito con un pacco di vinili che puzzavano di muffa.
- Questi come le sembrano? – mi ha chiesto con un sorriso che sembrava la volpe di Pinocchio, scansando le ragnatele e le cacche dei topi sulle copertine.
C’era tutto: Live Aid, Live8, Live Earth, USA for Africa, Pavarotti & Friends e anche il concerto per il terremoto in Abruzzo. Non ci ho visto più: in preda alla commozione ho acquistato l’intero scatolone di dischi e sono andato diritto a casa per ascoltarmeli in segno di solidarietà, orgoglioso di me e della mia bontà. Ho pensato anche a come siamo buoni noi bianchi, con i nostri concerti rock di beneficenza; tutti uniti contro la povertà, gli uragani, l’aids. Tutti: Laura Pausini compresa.
Quando però sono arrivato a casa senza niente da mangiare, la fame mi è subito ritornata. L’unica cosa commestibile era una specie di 4 Salti in Padella ormai mummificata che risaliva al neolitico superiore: con un po’ di coraggio si poteva tirarla fuori dal freezer, scongelarla, mangiarsela e sperare di sopravvivere. Una storia tipo roulette russa, per capirci, che se uno volesse cedere all’insano vizio della scrittura, potrebbe iniziare così:
Presi la Cosa, la infornai e, appena il termostato toccò i 180°, l’oggetto iniziò a muoversi lentamente, mormorando come se volesse dire qualcosa. Stava cambiando colore e sembrava che trasudasse mozzarella alla diossina quando, dopo aver acceso il grill per una migliore tostatura, il Mostro iniziò lentamente a parlare …
- Basta con queste scemenze - ha detto la gatta interrompendo bruscamente questo mio slancio letterario- pensa invece a preparare quell’articolo su cibo e musica, che se no a quelli dell’Arcobaleno non ce li leviamo di torno. Oggi ho già ricevute quattro telefonate anonime in pugliese.
- Erano allucinazioni letterarie dovute alla fame. Un fatto romantico: cose che tu non puoi capire – ho detto alla micia, assumendo la posa da scrittore tormentato.
Comunque, era vero: dovevo buttare giù qualcosa su musica e cibo ma, onestamente, a parte le verdure marce che gli spettatori inferociti buttano solitamente sul palco, c’era veramente poco da scrivere.
- Qualcosa sulla musica come nutrimento dell’anima, non potrebbe andare bene? Tanto quelli del giornale si bevono tutto – ha detto la gatta.
- Questa storia l’avrò letta minimo duecento volte, e in tutte le salse. Caso mai l’avessi dimenticato, ti ricordo che io sono un autore di un certo livello.
- Lasciamo perdere - ha fatto lei - mi sa che oggi non è giornata. Sto telefonando per ordinare due pizze. Tu come la vuoi?
La situazione è precipitata quando, nell’attesa che arrivassero le pizze, ho messo sullo stereo il primo dei dischi acquistati. Prima una graziosa nuvoletta azzurrina a forma d’aureola, poi un rumore che sembrava che stessero ammazzando un maiale da 800 chili, e alla fine le casse sono esplose, spargendo un terribile tanfo d’uova marce.
- Ma che è? Cos’era?– ha detto la gatta, gonfiando la coda tipo mongolfiera.
- Come, – ho risposto con una voce commossa - era il Live8 del 2005, quello contro la povertà!
La gatta mi ha guardato con compassione, io non ho capito il perché. Stavo per chiedere una spiegazione, quando suonano al citofono:
- Pizza! - fa una voce con uno strano accento.
- Grazie, sesto piano. L’ascensore è rotto -. Dall’altra parte della cornetta mi è parso di sentire una bestemmia. Forse, in africano.
- Solo un minuto – ha detto, madido di sudore- sei piani, un minuto di poltrona, prego.
Sono andato a prendergli un bicchiere d’acqua e, al ritorno, il tipo si era messo comodo sulla poltrona e stava guardando con interesse la copertina del disco del Live8.
- Io mi ricordo del Live8, nel 2005. Eravamo appena sbarcati a Lampedusa dopo tre giorni di mare. In duecentocinquanta su una barca lunga dieci metri e larga cinque- ha detto l’ eritreo sorridendomi - Guarda, ti faccio leggere una cosa.
- Quelli della Croce Rossa ci avevano involtato il pesce, al centro di prima accoglienza. L’ho trovato là. Tieni - ha detto il ragazzo prima di andarsene. La gatta si è avvicinata curiosa, mi ha preso il ritaglio dalle mani e ha iniziato a leggere:
- Bravi – ha fatto la micia. - Solo che hanno dimenticato di dire che il debito totale dei paesi poveri è superiore ai 1000 miliardi di dollari, 300 solo quelli dell’Africa. Tanto per dire, l’anno prima di questa buffonata, nel 2004, l’America aveva allegramente sborsato 455 miliardi di dollari per armamenti e guerre. Altro che lotta alla fame nel mondo.
- La conoscenza è forza, l’ignoranza è schiavitù – ha detto lei, per tutta risposta. – Hai presente Socrate?
- Socrate chi? Il gruppo rock greco?
- Quelli si chiamavano Socrates Drank The Conium e suonavano progressive blues negli anni settanta. Invece di perdere tempo con Bruno Vespa, che ti fa anche venire la fame nervosa, prova a leggere qualche libro: nutre e non fa ingrassare.
- Ora che c’entra Bruno Vespa, il più grande giornalista italiano vivente?
- Poi te lo spiego. Un’altra cosa: debito multilaterale, per l’Africa, significa solo il 30 per cento del totale, ed è quello dovuto agli organismi finanziari internazionali: Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale e Fondo di Sviluppo per l’Africa. L’altro, il restante settanta per cento, si chiama debito unilaterale: riguarda direttamente gli Stati e quello non si tocca neanche a bastonate, neppure se dovesse resuscitare Elvis Presley in persona, sciarpe e lustrini compresi – ha continuato la gatta.
- E ora che c’entra anche la buonanima di Elvis?
- Lascia stare. Tu lo sai che per ogni dollaro che i paesi occidentali danno in aiuto a quelli poveri, nove devono essere restituiti per pagare i debiti? Calci in culo ci vorrebbero, altro che canzoncine cantate da rockstars – ha concluso la mia gatta, che è una micia che parla sempre con proprietà di linguaggio.
(pubblicato su "l'Arcobaleno" n.3 anno III - nov. dicembre 2009. Numero monografico sul cibo)




