
Come ognuno sa, il rito estivo della balneazione prevede come suo luogo d'elezione la spiaggia – una cosa schiumante di vicini d'ombrellone, impianti stereo a palla degli stabilimenti, vergognosi karaoke e, non troppo in lontananza, ragli di televisione e motorini sadicamente smarmittati. Tutti dimentichi, anzi stracatafottendosene proprio, di qualsiasi ciclo sonno-veglia, del paesaggio sonoro e del Silenzio.
Per questi ed altri motivi, è bene quindi andare in spiaggia impugnando, come nobile scudo, un libro. Inoltrandosi tra gli spiaggiati, le loro creme puzzolenti e disperati ombrelloni con logo del supermercato sotto casa, l' oggetto cartaceo potrà destare scandalo, è vero: lo stesso è infatti guardato con schifo dai più; e appunto per questo bisognerà ostentarlo, il libro, come si fa con l' aglio per vampiri.
Ma dopo che vi sarete sistemati sulla sabbia e, credendovi salvi, avrete appena aperto il volume potrebbe apparire- e infatti tragicamente appare - lui, l'altro: un votante, firmato dalla testa ai piedi, ottusamente esperto di gossip, talk, talent e tamarr show televisivi. Il quale elettore si dà una guardata intorno, poi una pensosa grattata alle parti basse, quindi stira il telo della Ferrari e infine accende la radiolina. La quale radiolina, pregiandosi di un volume che neanche l'amplificatore del bassista degli Uzeda, immediatamente notifica all'intera costa gli squilibri di deejay dediti alle canzoncine estive, al vilipendio della grammatica, della dizione e del pensiero logico in generale. Il tutto a pochi metri dallo sguardo inorridito del Vs. aff.mo, o fratelli.
Perfetta sincronicità del mondo:”... la roca trombazza voce di un idioma impossibile, che nessuno parla (sarebbe il male minore), che nessuno pensa, né rivolgendosi a sé, né alla sua ragazza, né a Dio” c'era appunto scritto nel libro che stavo leggendo, autore un ingegnere milanese che vuole essere lasciato nell'ombra.
Mi ero quindi barricato dietro queste parole, quando dalla radio dell’avente voto in mutande da bagno - immancabilmente sintonizzata su playlist di gusto dubbio – è partito il tormentone dell'estate 2010: Alealealealejandro(roberto) e quel che tristemente segue. Una macchina evocatrice di bestemmie all'ultimo sangue che sarà capitato di sentire anche a voi e ai vostri cari, magari mentre guardavate rapiti le silenziose stelle d'estate o, più in generale, attendevate ignari ai fattacci vostri.
Immediatamente, cercando un appiglio al quale aggrapparsi per non sprofondare nel fetido gorgo da lavandino della suddetta canzone, il pensiero del Vs. aff.mo è corso alle lucertole del suo giardino che, immobili, con le loro lunghe code verdi vibranti, ascoltano solo musica telepatica. E anche per questo se gliela staccano, la coda, quella gli ricresce subito. Cosa notoriamente impossibile ad ogni votante con telo da spiaggia della Ferrari e radiolina a palla. Psicoacustica: poi uno dice.
Solo che, arrivati a questo punto, bisognerà fare nomi e cognomi: nel nostro triste caso Lady Gaga, discutibile nome d'arte di una ragazzotta italo-americana che si nasconde dietro miserie musicali anni Ottanta (*) sintetizzate in un’ingombrante, nonché prevedibile, fonte d'ispirazione: Madonna. Quella vera: non l'altra, il personaggio di fantasia che parlava con i piccioni ingravidatori. Lady Gaga: una diva da milioni di dischi, una star planetaria, un surgelato a scadenza breve. La quale è, volendo essere cortesi, un buon esempio di replicante multistrato, affastellante tutto l'armamentario che, a detta dei cretini del marketing, non può mancare in ogni supermercato che si rispetti. E quindi la nostra esibisce, oltre ad un naso restio a qualsivoglia rinoplastica, balletti sconclusionati, mitra che le escono dalle tette, ingoi di rosari, croci, culi e frustini in un’insalata sè-dicente trasgressiva. Luoghi comuni buoni per adolescenti illusi e stravendite di porcherie alla moda: la musica, quella è un'altra cosa. La domanda finale, comunque, è: che succede al buco, quando è finito il formaggio?
(*) A quanti, poi, si ostinano a confondere revival con memoria, basterà ricordare il paesaggio sonoro del mare. Il quale ormai prevede a malapena il ricordo dei suoi suoni - acqua, vento - imbalsamandoli con parole che mantengono soltanto il nome di ciò che c’è stato definitivamente sottratto dal moderno inquinamento acustico da spiaggia attrezzata. Invasione sonora ricca di rigurgiti alla moda, e alcuni di questi spacciati come “revival”: una sorte d’esotismo che invece di rivolgersi allo spazio, privilegia il tempo. Africa, Asia, Oriente sono sostituite dai “decenni”, dagli anni Sessanta, Settanta, Ottanta. Con lo stesso tanfo dei fuochi fatui da putrefazione, così, la recente piaga degli anni Ottanta dilaga nel parco buoi: la nostra è epoca di recessioni, dove sempre più materie prime iniziano a scarseggiare; e dove torna forte l'intenzione di fumare l'oppio della nostalgia.
A tale proposito sarà bene citare “The Vaselines”: una band di spostati che, se non fosse stato per Kurt Cobain che l'aveva indicata come una delle sue preferite, oggi non ricorderebbe nessuno. I nostri, nel loro recente album “Sex with an X”, hanno dato un importante contributo alla discussione in corso su questo revival che attualmente ci ammorba chiamando un loro brano “I hate the 80's”: odio gli anni Ottanta.
E a proposito di nostalgie e revival, dopo i Vaselines, sarà bene citare un altro spostato, il famigerato Vaneigem: “(lo spettacolo) con il suo museo d’oggetti mummificati e di zombi fa una parodia del vivente, aumentando il numero di tracce del vissuto con un’incessante archeologia del passato e del presente, arricchendo così la galleria degli stereotipi proposti a tutti nella giungla dei ruoli”. Inevitabile, a questo punto, la domanda: c'è vita prima della morte?