Una lettera sulla recente sparizione della musica nei licei
Caro Babbo Natale, ti scrivo questa lettera per dirti che quest’anno si sono rubati la musica. Se la sono portata via dai licei e in cambio ai ragazzi hanno lasciato l’ora di religione cattolica.
Un bel giorno questi qua, gli hooligans facenti legge, si sono visti al bar sotto Palazzo Chigi e, tra una birra e l’altra, hanno tirato fuori la storia che basta con la musica nella scuola. Bisognava tagliare: personale, classi e materie inutili. Una riforma epocale, l’hanno chiamata: ed è stata fatta dagli stessi che dicono “la cultura non si mangia”. Quindi, per fartela breve, in Italia ora ci sono solo dieci classi di liceo musicale e una di liceo coreutico. Ovvero, da quest’anno scolastico non più di 300 ragazzi, tra i 500.000 che usciranno dalla scuola media, potranno scegliere di studiare musica in un liceo: gli altri, il karaoke.
Caro Babbo, da queste italiche parti, se a uno studente gli viene voglia di iscriversi a un liceo musicale è meglio che si compri un gratta e vinci, che almeno ha più possibilità di successo. Questo è quello che Il Consiglio dei truzzi ha deliberato; e c’è da scommettere che, al momento della firma, tra i ministri presenti si sarà levato pure qualche rutto di soddisfazione.
“Questa riforma perché il nostro Paese ha una straordinaria tradizione musicale che andava valorizzata, non andava perduta” ha dichiarato la Gelmini presentando il decreto, ma si vedeva che le veniva da ridere. Tutti gli altri si sono invece dati una grattata alle parti basse e poi sono scesi subito giù al bar a farsi un aperitivo, che dice avevano bisogno di rinforzare l’appetito per i prossimi impegni di governo in programma.
Visto che ci siamo, volevo anche farti sapere che lei, la Musica, c’è rimasta male: senza parlare poi di tutte le volte che è tirata in ballo con la scusa dei talent show, dove ogni volta la fanno nera. Ora ci mancava anche questa cosa che l’hanno sbattuta fuori dalle scuole. Dice: ma anche altre nazioni adorne di progrediti e illuminati governi – l’Iran, per esempio – hanno proibito l’insegnamento della musica in tutte le scuole. Là il divieto di insegnare musica, già in vigore negli istituti pubblici, è stato esteso alle 16mila scuole private frequentate da oltre un milione di ragazzi. “Suonare strumenti musicali è contrario ai nostri valori”, ha spiegato all’agenzia ‘Bloomberg’ il capo di gabinetto del ministero dell’Istruzione iraniana Ali Bagherzadeh, per gli amici Mariastella.
Così, per non farsi superare a sinistra da quei quattro talebani, i tarabubbi di Palazzo Chigi hanno pensato bene di dimostrare quanto il grado di civiltà dell’occidente padano sia superiore a quello islamico. E quindi, siccome bisognava darsi da fare, sono andati giù pesante con il decreto Gelmini di, ehm, riforma della scuola. Che tanto in Italia basta andare in televisione con il ghigno giusto e la gente ci crede subito.
Caro Babbo Natale, visto come sono andate le cose, per piacere, l’anno prossimo potresti fare in modo che questi quattro ultras in doppiopetto ministeriale lascino stare la musica, che già ne hanno combinate abbastanza? E già che ci sei, potresti portarti via anche tutte le televisioni che in continuazione ci vomitano dentro casa tonnellate di juke-box viventi per i quali l’unico talento artistico richiesto è l’abbronzatura?
C’è comunque da dire che anche lei, la Musica, ha le sue colpe. Perché non si ribella, anzi si presta indifferente a tutto, ineffabile. La Musica non ha reagito quando, ad esempio, lui, Il losco berlusca, Il lesto berlusco, Il fosco berlosco - il Caporozzo insomma - ha tirato fuori questa storia dei tagli alla scuola e Mariastella, tanto per non sbagliarsi, prima ha detto subito sì e poi ha ripreso a sfogliare il fotoromanzo che si era portato da casa.
Invece proprio in quel momento esatto la Musica avrebbe dovuto irrompere nella stanza e sbattere i pugni sul tavolo. Reclamare i suoi diritti usando argomenti di convincimento vari e pressanti quali, a es: 1) improvvisa materializzazione di Ozzy che si divora un pipistrello e intanto canta Paranoid per 777 volte consecutive; 2) obbligo per tutti i presenti di assistere, con contestuale privazione del sonno, alla tripla esecuzione integrale di Vexation di Satie; 3) ascolto continuato, in cuffia e ad altissimo volume, dell’intera discografia, bootleg compresi, degli Impaled Nazarene, seguita da una compilation in 666 brani dei più importanti gruppi di trash metal finlandese. Per quanto riguarda invece la Gelmini, devi sapere che lei non c’entra: come da certificato medico allegato, appena sente la parola “cultura” le viene subito un abbassamento di pressione, povera stella.
Caro Babbo Natale, hai capito questi cosa sono riusciti a combinare, mentre tu perdevi tempo a soffiare il naso alle renne? Questi qua hanno fatto carne di porco, oltre che della Musica, anche di un’intera categoria d’insegnanti d’Educazione Musicale nei licei. Circa 500 docenti a tempo indeterminato con una media di venti anni di servizio a testa: di loro, del loro futuro, se ne parla poco. Non sono nemmeno “precari”. Solo seri professionisti da buttare via. La Musica, si sa, non fa rumore.
E quindi, se quest’anno devi portarti via qualche altra cosa, portati via questi teppisti in auto blu al Polo Nord, abbandonali su qualche iceberg alla deriva verso mari infestati di pescecani, e che di loro non se ne sappia più niente.
Poi, visto che ci sei, perché non ti porti anche tutte le centinaia di giga di musica che accumuliamo e non riusciremo mai ad ascoltare neanche se dovessimo vivere dieci vite? E prenditi anche le vuvuzela, il waka waka e il bunga bunga, per piacere.
Caro Babbo, volevo anche farti sapere che per l’anno venturo sarebbe bello se tu ci facessi avere un po’ di Silenzio. La Musica ne ha bisogno: è stanca di essere presa in giro, consumata, stuprata, sbranata.
Qua, da queste parti, ci basterebbero poche ma essenziali cose: i Troath Singers of Tuva, ad esempio. L’iPad quello no, grazie. L’odore dei libri e il suono della carta tra le dita, Steve Jobs ancora deve inventarlo e chissà se ci riuscirà entro il prossimo millennio. Io, nel frattempo, prometto che sarò buono. Nei limiti del possibile, chiaro: che se mi dovesse capitare tra le mani l’ultimo cd della Pausini non so come potrebbe andare a finire. Per ora comunque grazie, e saluti alla Signora: dille che quest’anno con il carbone dovrà fare viaggi extra, poiché ce n’è tanto da consegnare. Noi, per quanto ci riguarda, siamo a posto e nella nostra calza c’è spazio solo per strumenti che suonino canzoni di libertà e baci tanti.
Caro Babbo Natale, buon anno nuovo. A te e a tutti noi.